Lucky Brews al 4:20, quando fortuna e passione sono una cosa sola

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Lucky Brews al 4:20, quando fortuna e passione sono una cosa sola

Lucky Brews al 4:20, quando fortuna e passione sono una cosa sola

Lucky Brews al 4:20, quando fortuna e passione sono una cosa sola

La birra di qualità nasce dalla passione e la passione si declina in centinaia di storie particolari: storie da raccontare di birrifici, di mastri birrai, di persone che hanno deciso di dedicare a questo la propria vita.

Noi ne siamo profondamente convinti e con i nostri eventi, collaborazioni e tap takeover vogliamo raccontarvi realtà autentiche e dinamiche, storie di amici e di professionisti che ogni giorno ce la mettono tutta. Dopo la nostra Tap Takeover del 24 gennaio, abbiamo fatto due chiacchere con Samuele Gallico, il mastro birraio fondatore del marchio Lucky Brews e del birrificio di Vicenza.

La storia

Raccontaci la storia del tuo birrificio: com’è nato, da cosa deriva il suo nome e la sua filosofia

Lucky Brews nasce da una mia idea: ho iniziato a fare birra nel 2003-2004, avevo circa 18 anni e sono andato avanti così per molto tempo finché non mi sono laureato. Nell’ultimo periodo però avevo già deciso di aprire il birrificio. I problemi che ho avuto all’inizio sono quelli che hanno tutti coloro che decidono di intraprendere un’attività: soldi e reperibilità degli investimenti. Ecco perché ho deciso di partire come beer firm: dal 2012 al 2016 ho prodotto la mia birra presso altri birrifici. Questo mi ha dato la possibilità di creare una rete commerciale per avere una parte di mercato già pronta per vendere dopo l’apertura del birrificio.

Lucky Brews ha questo nome particolare perché inseriamo dei quadrifogli all’interno di ogni cotta, un unico quadrifoglio per 2000 litri. Sembrerà strano, ma i quadrifogli li trovo senza molte difficoltà: 50 bastano per quasi 6 mesi. Lucky Brews deriva anche da mio padre: il suo nome era Fortunato. La nostra filosofia è presto detta: fare delle birre semplici, da bere, buone, in stile e senza troppe complicazioni, fatte bene e senza nessun difetto.

Come nascono le vostre birre? Quali sono le caratteristiche, le particolarità e il target a cui si rivolgono?

Come dicevo delle birre semplici, da bere. All’inizio del mio percorso, quando ero ancora beer firm, mi dedicavo principalmente a prodotti più particolari possibili perché era questo che richiedeva il mercato. Mi sono reso conto poi che la semplicità aveva un maggior riscontro soprattutto da parte del cliente finale che non è un esperto di birra: tempo fa era un prodotto veramente di nicchia, si doveva distinguere dal resto. Oggi invece quello che funziona meglio è fare birre semplici, da bere con tranquillità, magari seduti al bancone chiaccherando. Le nostre birre si rivolgono a un pubblico eterogeneo: dal ragazzo di vent’anni che prima di andare in discoteca viene a bere un paio di birrette all’uomo di cinquant’anni che è appassionato di birre scure come quelle inglesi. Generalmente è un bacino abbastanza giovane, la media dei nostri clienti ha dai 25 ai 35 anni.

Abbiamo un impianto da 500 litri a due tini a fiamma diretta, a gas, che svolge il lavoro perfettamente anche se le sue dimensioni sono un po’ ridotte. Per quanto riguarda la cantina, ogni nostro fermentatore ha una capienza di 20 ettolitri: questo vuol dire che occorrono quattro cotte per riempirne uno ed è il motivo per cui siamo sempre in produzione. Abbiamo otto tini per un totale di 150 ettolitri di cantina, suddivisa tra isobarici e non isobarici.

Quali sono gli obiettivi per il futuro, nuove produzioni, nuove collaborazioni?

Il nostro obiettivo a breve termine è quello di lavorare per affermare il marchio a livello nazionale: siamo già presenti in molte città italiane ma vorremmo estenderci anche al sud e nella parte nord occidentale del paese, in Piemonte e in Liguria. Il prossimo anno vorremmo sostituire l’impianto ingrandendolo per snellire notevolmente il lavoro, non che ora non sia tutto prodotto al meglio, ma è un gran lavoraccio tenere tutto sotto controllo, essendo l’unico mastro birraio. L’anno scorso abbiamo prodotto 1000 ettolitri: è difficile supervisionare ogni aspetto, dall’infustamento alla produzione. Nel 2018 abbiamo creato grandi collaborazioni con Hilltop, Jungle Juice e Les Bières du Grand St. Bernard, un birrificio di Aosta, dove lavora un mio amico birraio, Alberto Ricci. Quest’anno è tutto in divenire: essendo ora alla massima capacità produttiva è molto difficile spostarsi per andare a fare collaborazioni fuori. Ma sicuramente, strada facendo, ci organizzeremo. Piccola news interessante: nel nostro pub stiamo per aprire un chioschetto esterno, abbiamo già la parte esterna allestita ma la arricchiremo con questo chioso aperto tutto l’anno.

Come siete arrivati da Brasserie 4:20?

Da Brasserie 4:20 sono arrivato nel 2013 grazie a Marco Pucciotti, quando siamo venuti per la prima volta a Roma per consegnare la nostre birre. Siamo stati qui quando ancora il locale era di Alex Liberati e siamo rimasti davvero sorpresi: tutta quella quantità di linee per noi era una cosa incredibile. Dopo qualche tempo ho conosciuto Francesco, siamo diventati amici, e, quando lui ha preso in mano il 4:20, abbiamo deciso di creare una bella collaborazione. Era da più di un anno che parlavamo di fare questa tap takeover ma con gli impegni produttivi qui è sempre difficile riuscire a spostarsi, così abbiamo finito per rimandare. Finalmente ad ottobre abbiamo fissato una data per gennaio, giusto per organizzarsi bene in anticipo. Sono stato davvero molto contento di tornare da Brasserie 4:20, siamo stati insieme, ci siamo divertiti, abbiamo mangiato benissimo e bevuto anche meglio. È stata proprio una bella serata.

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